A sorta fairytale Disclaimer: Naruto e i suoi personaggi non ci appartengo ma sono del divino Masashi Kishimoto.
Questo scritto è senza fini di lucro.
A sorta fairytale
And I'm so sad
Like a good book
I can't put this day back
A sorta fairytale
With you
A sorta fairytale
With you
Tori Amos, “A sorta fairytale”
Il Rokudaime stava, come suo solito, firmando una pila infinita di scartoffie varie, con il volto contratto in una smorfia annoiata.
Sbuffò: era anche finito il sakè daiginjo – il suo preferito.
Posò la penna sul tavolo e si stiracchiò, fece per riprendere il lavoro quando, senza preavviso e con non poco rumore, un bambino, col fiatone, entrò nella stanza.
‘No, non di nuovo…’
Il ragazzino, a passo veloce, attraversò la stanza e appoggiò le mani sulla scrivania, alzandosi leggermente sui piedi per vedere meglio l’Hokage.
Aprì la bocca per dire qualcosa ma il Rokudaime lo anticipò.
“Chiaki, cosa vuoi stavolta?” Gli chiese con un tono a metà tra il seccato e l’arrabbiato.
“Sakura-baachan, raccontami una storia!”
Lei alzò un sopracciglio contrariata.
“E perché mai dovrei raccontarti una storia? Poi, come hai fatto ad entrare di nuovo?”
Chiaki sorrise soddisfatto.
“Eh eh non sembra ma sono molto furbo!”
Sakura sbuffò mentre Chiaki si lanciava in un audace racconto su quello che gli era successo quel giorno.
“Oggi Iruka-sensei ci ha raccontato una storia bellissima! C’era una principessa, Sakuya, che…”
“Sì, va bene, ma spiegami perché dovrei raccontarti una storia.”
Lo interruppe Sakura, preoccupata per quanto potesse durare il racconto e infastidita dalla di somiglianza di Chiaki con Naruto: capelli biondi, ribelli, il sorriso luminoso sempre presente e due grandi occhi color del cielo.
“Beh,” Cominciò il bambino.
“Iruka-sensei ha detto che più si è anziani più storie si conoscono, quindi ho…pensato che tu ne dovessi…conoscere tante…visto che sei così vec-“
La voce di Chiaki si affievolì man mano che il viso di Sakura si faceva più furioso.
“S-Stai forse insinuando che io sono vecchia?!” Ho solo venticinque anni, sai?!”
Urlò, causando, probabilmente, il brusco risveglio del suo consigliere, e chinò il busto in avanti, rivelando la generosa scollatura del kimono, per farsi più vicina a Chiaki che si stava torcendo le mani in cerca di una soluzione per placare l’Hokage.
Sakura sospirò.
“Lasciamo perdere.”
Il sole tornò a splendere sul viso di Chiaki.
“A-Allora mi racconterai qualcosa, baachan?”
Sakura ci pensò un attimo.
“Uhm, non so. Che genere di storia ti piace?”
Chiaki arrossì un po’.
“Le storie d’amore…sono belle…” Disse imbarazzato e, vedendo il ghigno sul volto di Sakura, arrossì ancora di più assumendo un’adorabile tonalità da pomodoro maturo e si sbrigò ad aggiungere qualcosa di più virile, visto che quello che aveva appena detto non era, per così dire, da maschio.
E, conoscendo quanto fosse pettegola l’Hokage, aveva paura che da lì a poco tutto il villaggio avrebbe saputo che a ‘Chiaki piacciono le storielline da femminuccia’.
Doveva pensare a qualcosa ‘da maschio’ in fretta! C’era in gioco la sua virilità!
“Però mi piacciono di più le storie di guerra!” Farfugliò e, in effetti, era una mezza verità. Ma quelle d’amore erano molto più kawaii…
Sakura sorrise e rifletté su quello che poteva raccontare al bambino.
“Una storia che unisce amore e guerra è uguale?” Chiese, sovrappensiero.
Perché quella era l’unica storia che conosceva.
“Hai!”
Sakura sorrise tristemente.
“Bene. Allora ho qualcosa da raccontarti, però non è una favola, è una storia vera. Ma non so se ti piacerà.”
Gli occhi di Chiaki si illuminarono ancora di più se possibile.
Le storie autobiogracose, come le chiamava Yujiro, erano ancora meglio a quanto sapeva!
“Mi piacerà di sicuro!”
“Ok, ma non mi va di stare qui. Andiamo all’Ichiraku, così ci mangiamo su.”
Sakura sorrise dolcemente, anche se il suo volto era ancora triste: era da molto tempo che non ne parlava, forse avrebbe dovuto lasciar perdere.
“Yatta!”
Esclamò Chiaki; aveva molta fame e una bella ciotola di ramen faceva proprio al caso suo, anche se avrebbe preferito dei mochi.
Sakura si alzò e si avviò verso la porta, con Chiaki al seguito, ma poi si accorse che doveva lasciare tutte le scartoffie al consigliere, cosa non facile visto quanto era allergico al lavoro.
Come avrebbe fatto a convincerlo?
Uscirono dalla stanza e si chiusero la porta alle spalle; Sakura fece per dirigersi verso l’ufficio del consigliere, quando vide una persona familiare.
Le andò incontro.
“Konnichiwa, Temari-san!” La salutò.
Lei alzò lo sguardo e sorrise.
“Konnichiwa, Hokage-sama.”
Sakura si accigliò.
“Dai, non devi chiamarmi così! Sakura andrà più che bene.”
“Infatti io ti chiamerei così ma quell’idiota,” E indicò la porta dell’ufficio del consigliere, roteando gli occhi scocciata.
“non vuole, dice che manco di rispetto eccetera eccetera eccetera.” Sospirò, mentre Sakura ridacchiava divertita.
‘Sono sempre uguali.’
Ricordatasi della presenza del bambino, Sakura lo presentò a Temari.
“Ah, Temari-san, conosci Chiaki?”
“Ohayo.” La salutò timidamente il bambino.
Temari sorrise e gli scompigliò gentilmente i capelli.
“Scommetto che è il marmocchio che fa saltare i nervi a cry-baby quando contravviene alle regole ed entra quando gli pare, vero?”
Sia Sakura che Chiaki la guardarono sorpresi: come aveva fatto a indovinare?
Chiaki si grattò la nuca imbarazzato.
“In effetti…”
“Beh, meno male che ci sei tu!” Sbottò Temari.
“Eeeeh?!” Dissero in coro Sakura e Chiaki.
“Come ‘eh’? Se non ci fossi tu che pianti grane quello starebbe a dormire sui documenti da firmare tutto il giorno! E io non posso mica fare sempre da guardiana per vedere se lavora o no!”
Sakura rise: non aveva tutti i torti.
Chiaki, invece, la guardava pieno d’ammirazione: era proprio simpatica!
“Non hai tutti i torti, Temari. Ah, ma come stanno Asuma e Hikaru?”
La bionda sospirò profondamente.
“Oddio, finché litigano bene, poi.”
Sakura sorrise divertita.
“Litigano in continuazione?”
“Esattamente.”
“E perché?”
Un altro sospiro.
“Non lo so, ho smesso di farci caso da un pezzo.”
“Mpf! Mi ricordano qualcuno, ne Temari?”
La bionda sorrise.
“Già.”
“E non è che sai, per caso, quando Gaara libererà Rock Lee? Sono già due mesi che è a Suna…”
Temari alzò le mani in segno di resa e scosse la testa.
“Non ne ho idea. A quanto dice Kankuro Rock Lee si sta dilettando a diffondere il ‘Culto della Giovinezza’ per la gioia di Gaara, che si diverte un mondo.”
Sakura si massaggiò le tempie.
“Assurdo, assurdo…”
Un rumore le distolse dalla loro conversazione.
Sakura si rivolse verso Chiaki, che aveva le guance leggermente arrossate.
“Che cos’era?” Chiese a nessuno in particolare.
“Il mio stomaco.” Rispose il bambino arrossendo. Sakura e Temari si guardarono e sorrisero.
“Allora è meglio se ci muoviamo. Senti Temari,”
“Sì?”
“noi stiamo, diciamo, evadendo per un po’; non è che potresti dire tu a Shikamaru che deve occuparsi delle scartoffie? Se glielo dico io mi ci vuole minimo mezz’ora per convincerlo.”
“Ok, ma anche se glielo dico io non cambia molto. Temo che dovrò essere più persuasiva del solito.”
Lei e Sakura si scambiarono uno sguardo eloquente e complice, ridendo sommessamente, mentre Chiaki si chiedeva di cosa diavolo stessero parlando.
“Buon lavoro, allora.” Rispose Sakura complice.
“Grazie.”
“Bene, allora noi andiamo.”
“Ok, arrivederci Hokage-sama!”
“Sayonara Temari-san!” Entrambe pronunciarono gli onorifici più forti per farli sentire anche al “consigliere”, così, se si era riaddormentato, si sarebbe risvegliato.
Il tragitto ‘Palazzo dell’Hokage-Ichiraku’ fu piuttosto tranquillo, anche se ogni tanto la gente si raccoglieva intorno a Sakura, che non aveva nemmeno il tempo di respirare e doveva salutare tutti, oppure liquidarli il più velocemente possibile.
Una volta arrivati all’Ichiraku, Sakura e Chiaki si sederono e ordinarono una ciotola di ramen e una di yakisoba.
Sakura stava tranquillamente sorseggiando un bicchiere di sakè quando Chiaki le chiese di cominciare a raccontargli la storia.
L’Hokage, allora, posò il bicchiere e inspirò profondamente; i suoi occhi si fecero tristi: sarebbe stato difficile ricordare tutto.
Si girò verso Chiaki e giunse le mani.
“D’accordo. Sarà una storia un po’ lunga quindi mettiti comodo e non mi interrompere. Tutte le domande dopo.”
Chiaki annuì ubbidiente. Sakura gli sorrise.
“C’era una volta uno spirito malvagio dalle sembianze di una gigantesca volpe a nove code. Con il solo movimento delle sue code, la volpe poteva provocare frane e maremoti. Per far fronte a quello spirito, la gente invocò l’aiuto dei ninja. Uno solo di questi ninja, a costo della propria vita, riuscì a imprigionare lo spirito. Quel ninja era il Quarto Hokage…”
“…E così seppellimmo il Demone della Nebbia, Zabusa, e Haku. Da quel giorno Naruto e Sasuke si comportarono in modo strano: si guardavano e arrossivano. Forse, era dovuto al fatto che involontariamente si erano salvati a vicenda e che, ormai, era chiaro che si potessero definire amici, anche se rivali o, forse, a qualcos’altro…”
“…Sasuke se ne andò. Tradì il villaggio per acquisire il potere per uccidere suo fratello Itachi e far riacquistare gli antichi fasti al suo clan. Naruto e gli altri, io no purtroppo, partirono al suo inseguimento; ma la missione fallì. Dopo questa esperienza Naruto era molto giù di morale ma determinatissimo a riportare Sasuke indietro. Io cominciai l’apprendistato presso Tsunade-sama, che allora era il Quinto Hokage, mentre Naruto partì e si allenò per tre anni assieme a Jiraiya-sama, l’Eremita dei Rospi…”
“…Allora, lo vidi. Erano passati tre lunghi anni, ma lo riconobbi subito. Non era cambiato molto, in effetti. Solo il suo volto mi colpì: era totalmente privo di emozioni. Sentivo che i miei sentimenti verso di lui erano cambiati: prima volevo riportarlo a Konoha per me, perché senza di lui pensavo che non sarei potuta vivere; ma poi, desideravo riportarlo a Konoha per Naruto, affinché potesse ritrovare la felicità di un tempo. Non ci riuscimmo, sebbene avessimo anche l’aiuto del capitano Yamato e di Sai, e la missione fallì…”
“…Il Team Hebi ci attaccò, come aveva preannunciato. Mentre io e Sai ci occupavamo degli altri, Sasuke e Naruto si scontrarono in un duello all’ultimo sangue. Avrei dovuto prevederlo, sapevo che sarebbe andata a finire così…Appena riuscii a liberarmi di Karin corsi sul luogo dello scontro, ma era troppo tardi. Erano arrivati al limite, si vedeva bene. Erano sdraiati uno di fianco all’altro, in un lago di sangue e, proprio come Haku e Zabusa, si guardavano in silenzio. Rimasi nell’ombra, non riuscivo a capacitarmi di quello che vedevo, volevo che fosse tutto solo un incubo. Le lacrime premevano per uscire, ma io le trattenevo con tutte le mie forze.
Mi sentivo di troppo lì, mi sembrava di essere in un luogo privato, a cui io non avrei dovuto accedere: il loro. Poi, sentii dei lievi sospiri, che si trasformarono in brevi frasi sussurrate. All’inizio pensavo che mi avessero scoperta, ma poi capii che si stavano semplicemente scambiando l’ultimo saluto. Sapevo che non avrei dovuto ascoltare, che era qualcosa di loro, di intimo. E invece ascoltai…”
Sakura inspirò. Avrebbe fatto male rivangare quei ricordi e disseppellirli dal luogo dove, tempo prima, li aveva sigillati.
“ ‘…Tu sei l’unico…Solo tu, il mio unico…’ Sentii sussurrare Naruto, d’un tratto. Girò il viso verso Sasuke, sul suo volto si disegnò una smorfia di dolore e non finì la frase; ma sembrava che Sasuke avesse capito.
Quella frase, così indefinita e sconnessa, era colma di parole non dette e significati omessi, all’inizio non capii, ma poi riuscii ad interpretarla. Sasuke si voltò verso di lui a sua volta e gli sfiorò dolcemente una guancia, delicatamente, come il vento che accarezza l’erba. Lasciò una lieve striscia di sangue, ma Naruto non se ne curò. ‘…Mi dispiace di averti fatto aspettare, Naruto…’ Disse solo questo, in un sospiro.
Le loro ultime parole si dispersero nell'aria come le gentili note di una dolce musica. Io osservavo, muta e attonita. Quanto avrei voluto raggiungerli, salutarli. Ma le mie gambe non si muovevano; ero pietrificata, aggrappata a quell’albero come se fosse il mio ultimo appiglio alla vita.
Attorno a loro si era creata come una specie di barriera, un sottile e mortale incantesimo. Chi ero io per spezzarlo? Chi me ne dava il diritto?
Poi, ci fu un ultimo sguardo. I loro occhi erano legati tra loro, in un abbraccio silenzioso, si attraevano e respingevano come due poli magnetici. Erano caldi e freddi allo stesso tempo, racchiudevano tutte le emozioni di una vita.
Era lo sguardo di due amici, due fratelli, due amanti. Solo un ultimo sguardo , ed entrambi sprofondarono nell’oblio…
Fu come se il mondo si sgretolasse davanti a me. Sentivo la forza di gravità pesarmi sulle spalle, una dolorosa consapevolezza si faceva largo in me. Caddi a terra e non riuscii a trattenere il pianto, tutto diventò un insieme indefinito di suoni e colori offuscati, la pioggia scrosciante che mi bagnava copiosa il mio unico collegamento con la realtà…”
Chiaki era con le lacrime agli occhi; gli assomigliava molto, troppo.
Sakura era rigida sullo sgabello di legno, quasi in trance. Doveva ritornare in sé, non doveva lasciarsi trascinare dai ricordi.
L’arrivo del ramen e della yakisoba spezzarono il clima pesante che si era creato e Sakura potè tirare un sospiro di sollievo; anche Chiaki parve rilassarsi e cominciarono a mangiare tranquillamente.
Chiaki finì velocemente la ciotola di ramen. Voleva fare un sacco di domande a Sakura-baachan! Quella storia era davvero bella, anche se molto triste…
“Sakura-baachan, posso farti una domanda?”
L’Hokage, che stava ancora mangiando, annuì.
“Forse non ho capito qualcosa, ma io la storia d’amore non l’ho sentita…”
Sakura rischiò di strozzarsi con la yakisoba.
“E quello che c’era tra Naruto e Sasuke secondo te cos’era? Tch…” Rispose più acidamente di quello che voleva. Ma perché ogni volta nessuno capiva?
Sospirò. Dopotutto, anche lei aveva impiegato molto tempo per capire, non poteva aspettarsi che un bambino, per giunta, potesse arrivarci.
Chiaki assunse un’aria pensierosa.
“Ma sono due ragazzi!”
Sakura sospirò, sapeva che sarebbe andata a finire così. Posò le bacchette e si rivolse verso Chiaki.
“Non è detto che la tua anima gemella sia, nel tuo caso, una ragazza o, nel mio caso, un ragazzo, può anche accadere quello che è successo a Sasuke e Naruto.” Tentò di spiegare, per quanto, un discorso del genere, potesse essere complicato e di sicuro non adatto a un bambino.
“Uhm…quindi tu,” Chiaki indicò pensoso, e leggermente scettico, Sakura.
“potresti essere l’anima gemella di Ino-san?”
Sakura ridacchiò nervosamente. Ma perché diavolo gliel’aveva raccontato?
E ora che rispondeva?
Una risata luminosa interruppe i suoi pensieri.
“Potrebbe essere ma, si da il caso, che sia la mia.”
Sai, con il fedele blocco da disegno sottobraccio, rispose per Sakura.
Lei lo guardò sorpresa e arrossì. Che cavolo andava a dire così ad alta voce? Se l’avesse sentito qualche pettegola sarebbe stata la fine per la loro vita privata!
Lo guardò e fece per rimproverarlo ma lui si girò verso di lei e anticipò le sue intenzioni.
“Tanto lo sanno tutti.” Affermò.
‘Eeeeeh?!’
“Come ‘lo sanno tutti’?!”
“Lo sanno tutti.” Sorrise e, vedendo il volto di Sakura farsi pericoloso, procedette con una spiegazione che l’avrebbe fatta calmare o, almeno, farle dirigere la sua rabbia altrove.
“Sono stato da Ino-san in ospedale per chiedere se eri lì e tutte le infermiere, lei compresa, hanno cominciato a borbottare qualcosa su di noi e a chiedere particolari sulla nostra relazione. Ergo, lo sa tutto il villaggio.”
Continuò, con un sorriso sul volto.
Sakura sospirò e buttò giù un bicchiere di sakè in un sorso: era rovinata.
Chiaki, intanto, li guardava confuso. Perché i grandi parlavano in modo così incomprensibile?
“Sakura-baachan, lui chi è?”
Sai si girò verso il bambino, mentre Sakura lo avvertiva con lo sguardo.
Lui sembrò capire e l’Hokage si rilassò un po’: non era ancora tutto perduto.
“Il fidanzato dell’Hokage.”
Sakura rischiò seriamente di cascare dalla sedia.
“Idiota! Così lo sapranno davvero tutti!”
Si alzò e fece per strozzare Sai, quando Chiaki scoppiò a ridere.
“Ah ah ah! Non ci credo! Voi due siete fidanzati?! Ma non sembrate una coppia, Yujiro mi ha detto che…”
Sakura non lo fece finire e gli mollò uno scappellotto in testa.
“Zitto! E comunque non dobbiamo sembrarlo, quindi.”
Chiaki si massaggiò la parte che Sakura aveva colpito.
“Ahi, che male! E perché poi? Se siete fidanzati non c’è niente di male.”
Sai sorrise di nuovo.
“E’ troppo complicato per te.”
“Stai insinuando che sono stupido?”
“E perché dovrei?”
“La volete finire?! Tu!”
E indicò Sai.
“Che diavolo ci fai qui? E tu,” Si rivolse a Chiaki.
“zitto!”
Sai sorrise e le porse il blocco.
“Ho finito il progetto per la scultura del tuo bel faccino sulla montagna e lo schizzo del ritratto per la sala degli Hokage.”
Sakura lo prese brusca ed esaminò tutto mentre borbottava qualcosa di incomprensibile.
Dopo qualche minuto se ne uscì con un ‘va bene’ e riconsegnò il blocco a Sai, che sorrideva soddisfatto.
Visto che entrambi avevano finito di mangiare – tra una cosa e l’altra – e Sakura non vedeva l’ora di rinchiudersi da qualche parte, l’Hokage pagò in fretta e, con al seguito Sai e Chiaki, si avviò per ritornare al Palazzo.
Il cielo cominciava ad imbrunire.
Sai e Sakura procedevano in silenzio, incuranti degli sguardi curiosi; l’uno tranquillo e sorridente, l’altra avvilita e seriamente preoccupata per la sua vita privata, ormai andata in fumo.
Chiaki, invece, si guardava intorno cercando un volto familiare.
Finalmente riconobbe una persona. Il punto è che non era quella che voleva incontrare.
Sbuffò: meglio che stare con i due vecchi.
Così, mentre Sakura e Sai si fermavano a bere qualcosa in un bar, per la gioia di Sakura, il bambino si allontanò un attimo.
Un grazioso bambino moro, che poteva essere facilmente essere scambiato per una bambina a causa dei suoi lineamenti delicati, era seduto su una panchina, sotto un albero di ciliegio, intento a leggere.
Non sentì nemmeno arrivare Chiaki, che non era certo l’emblema della grazia, tanto era concentrato nella lettura. Così, quando il biondo lo salutò, nel suo solito modo fragoroso e terribilmente irritante, si prese un bello spavento.
“Ehilà, Yu-chan! Che leggi?!”
Yujiro sussultò quando Chiaki gli si piantò a due centimetri dalla faccia, per farsi notare. Come se una persona non si accorgesse già abbastanza di lui.
Si ricompose subito e riacquistò la sua tipica espressione stoica.
“Ah, è solo Chiaki.” Rispose a nessuno in particolare; sebbene avrebbe voluto suonargliele: come aveva osato chiamarlo come se fosse una femminuccia?
Dannato idiota.
Chiaki si accigliò.
“Ehi! Come ‘è solo Chiaki’? E io che ti ho pure salutato!”
Il moro rialzò, a malincuore, gli occhi dal libro.
“Nessuno te l’ha chiesto.”
“Mhhmm quanto sei antipatico! Non ti sopporto!”
Yujiro girò una pagina, ignorando totalmente l’altro.
Chiaki lo guardò insofferente: doveva trovare il modo per dargli fastidio, così imparava ad essere un idiota antipatico. Un’idea gli balenò in mente.
Senza preavviso – e con la solita grazia – afferrò il libro che il moro stava leggendo e glielo sventolò davanti.
“Lo rivuoi?” Chiese, soddisfatto della sua opera. Yujiro non si sprecò nel rispondere e gli saltò addosso nel tentativo di riavere il libro. Ma Chiaki fu più veloce, lo schivò e cominciò a correre verso il bar dove erano seduti l’Hokage e il suo ‘fidanzato lingua lunga’.
A Yujiro servì un attimo per riprendersi dallo slancio e poi si lanciò all’inseguimento di Chiaki.
Quest’ultimo, intanto, era già arrivato al bar e, interrompendo un’accesa discussione su quando e come Sai dovesse starsi zitto, salutò i due.
“Sakura-baachan, io ho da fare! Ci vediamo, eh!”
Sakura fece per dirgli qualcosa, ma Chiaki non gliene diede il tempo e scappò via.
“Secondo te dove l’ha preso quel libro?”
Chiese Sai, rompendo il silenzio. Sakura sospirò.
“E che ne so io? Comunque, stavamo dicend-”
“Chiaki! Dannato, ridammi il libro! E’ di mia sorella!”
“Ah, ora ho capito.” Disse Sai, sovrappensiero.
“Adesso si spiega tutto. Non sei d’accordo?”
Sakura fece uno strano verso imbronciato e bevve tutto d’un sorso l’ennesimo bicchiere di sakè.
Sai ridacchiò: era terribilmente graziosa quando era imbronciata.
Giunse le mani e vi appoggiò la testa.
“Allora, come mai eri fuori dal Palazzo? Avete fatto una passeggiata?”
Sakura posò il bicchiere e alzò lo sguardo.
“No, voleva che gli raccontassi una storia.”
“E tu l’hai fatto?”
Sakura annuì e Sai sorrise.
“Quale storia gli hai raccontato?”
L’Hokage abbassò lo sguardo e rivolse tutta la sua attenzione al posacenere situato al centro del tavolo.
L’artista la osservò.
“Ho capito. Non ti rattristare però: noi siamo ancora qui, no?” Le accarezzò dolcemente la testa e le ravviò i morbidi capelli, cercò di sollevarle il morale con un sorriso rassicurante, ma non servì a molto. Quando si trattava di loro due le ci voleva un po’ di tempo. L’aveva imparato col tempo e, sperava, avrebbe continuato ad imparare sempre qualcosa di nuovo su di lei.
“Ma loro no.” Fu la risposta asciutta e secca dell’Hokage.
“Non devi sentirti in colpa.”
“Non lo sono.” Sai spostò la sua mano sulla sua guancia e l’acquamarina si fuse con l’onice.
“Sai di esserlo, invece. Non è colpa tua, sai anche questo.”
Sakura non riuscì a sostenere lo sguardo del ragazzo, fece di nuovo per rompere il contatto visivo, ma Sai le risollevò nuovamente il viso.
“Ti ricordi quando diceva che l’avrebbe trovato ad ogni costo, fino quando non avrebbe più potuto? Uhm?”
Sakura annuì lievemente.
“Alla fine l’ha trovato. Quando se n’è andato era felice, capito? Non aveva rimpianti perché aveva portato a termine la sua missione. Quello che è passato è passato; ora tu devi portare a termine la tua missione.”
L’Hokage distolse lentamente lo sguardo pensierosa ed ammirò il meraviglioso tramonto. Sorrise leggermente e si voltò verso Sai.
“Stai meglio?” Le chiese lui.
Lei annuì.
“Ora sì, grazie. Andiamo a casa?”
Sai sorrise e posò sul tavolo i soldi per il conto, si alzò e aiutò Sakura a farlo a sua volta.
Tirava una brezza leggera e fresca; le cicale, nonostante l’affacciarsi della notte, non accennavano a diminuire il loro canto ed il paesaggio cittadino era meravigliosamente incorniciato dal tramonto in un trionfo di colori.
Sai circondò la vita di Sakura con braccio e la strinse a sé. Lei appoggiò dolcemente la testa sulla spalla, coccolandosi nel calore rassicurante che emanava il ragazzo.
“Che c’è?” Gli chiese, in un sospiro a malapena udibile.
Lui sorrise e avvicinò il suo viso a quello della ragazza.
“Quando arriviamo mi racconterai come continua la storia?” Sussurrò.
Sakura sorrise dolcemente.
“Va bene.”
Così, all’ombra di un tiepido tramonto d’estate, la favola della vita continuava il suo ineluttabile percorso.
The end
I'll find you somewhere
I'll keep on trying
Until my dying day
I just need to know
Whatever has happened
The truth will free my soul
***
Wherever you are
I won't stop searching
Whatever it takes me to know
Within Temptation, “Somewhere”
